Arriva un tempo quando ci si accorge che l’adolescenza è veramente finita.E’ quel periodo in cui senti delle trasformazioni agire in te stesso, quel periodo in cui senti i primi dolori se cambia il tempo, per essere chiari.
E’ quel periodo in cui senti che il dolore ti circonda, il dolore degli altri.E nascondi il tuo, conscio di essere la persona più forte nel raggio di 30 cm dalla tua colonna vertebrale.Fuori dalla tua sfera piena di soddisfazione personale incominci a vedere un mondo grigio, il cui colore più luminoso assomiglia a quel particolare grigio che hanno gli scarti di lavorazione dei mattoni di cemento
Da bambino, ricordo, di aver atteso spasmodicamente, a dire il vero, il momento in cui sarei “diventato grande”, il momento in cui non avrei avuto più paura a rimanere solo a casa, il momento in cui mi sarei sicuramente sentito come uno Schwartzenegger qualunque, fiero, con la testa sulle spalle, diritto, che cammina senza avere paura di nessuno e altri.Ricordo anche come fosse così dolce aspettare, vedere quelli più grandi di me (ora li definirei più vecchi di me) che avevano la loro vita, andavano in quella misteriosa Scuola Superiore, nemmeno fosse stata una scuola di reclute per la Cia.
E ricordo, soprattutto, come mi sembrasse futile pensare ad una ragazza.Vedevo i ragazzi, i grandi, li voglio definire ora, uscire con queste ragazze, coccolarsi, baciarsi, e semplicemente passare la serata seduti su una panchina del Viale (si, permettetemi la V maiuscola).Per me, queste ragazze non mi sembravano altro che come degli amici,come delle sorelle, pensavo (poichè da grande avrei SICURAMENTE avuto una ragazza) che sarebbe arrivato il mio tempo, che semplicemente era una cosa che arrivava, come arrivano i diciotto anni.
E intanto crescevo.Ero entrato nella primissima adolescenza, sai, attorno ai 13 anni.A quell’età si dovrebbero fare tante cazzate.Io non ne facevo alcuna.Forse è stato quello il mio errore.Studiavo, studiavo, ore e ore al giorno, perchè sarebbe servito per il futuro (come no).E fuori dalla finestra, il tempo scorreva molto più velocemente che nella mia stanza.Osservavo i miei coetanei sfrecciare sugli scooter (all’epoca era il boom degli F 10, non aggiungo dettagli per non fare troppa pubblicità, chi li conosce capirà – c’erano anche gli ultimi Ciao, Si, Califfo e Califfone vari), prima da soli, poi in branchi, poi da soli di nuovo, ma con un passeggero che molto spesso portava i capelli lunghi, trucco e fondotinta.E di sesso femminile, specifichiamo.E io continuavo a studiare Dante…
Arrivò un periodo, all’improvviso.Un periodo in cui le ombre cominciavano ad affollarsi nella mia mente, a farsi pensieri che , come spettri dananti per l’eternità, si attorcigliavano attorno a certezze consolidate e a sicurezze dogmatiche, e urlavano la loro presenza.Qualcosa non funzionava.Vedevo come nella mia mente una figura umana, femminile, ma come si può vedere una figura all’infrarosso, dai contorni per niente definiti,però una ragazza, un donna ( anche se mi sembra ridicolo definirla così, a quell’età.Ancor ora a 24 anni faccio fatica a farlo…)
Essa era lì, non scappava.Però sentivo il suo richiamo, la sua voglia di assumere una forma e un contorno ben definito, anzi univoco, un’immagine che fosse un’istantanea di una sola ragazza, di quella ragazza lì. Il lettore attento (o semplicemente quello che ha sbadigliato al massimo due volte)si starà chiedendo sicuramente se il sottoscritto non ha mai avuto una ragazza.Mi dispiace avervi rovinato il piano perfetto di giudizio che avete in mente, ma ne ho avute.
C’è qualcosa chiamato amore, da qualche parte. Io l’ho sempre cercato, non sempre trovato.A 24 anni è lecito farsi domande se tutti i piani dell’adolescenza si siano realizzati.Posso dire di poter camminare sicuro di me per strada, di avere la patente, il diploma di agente segreto della Cia, di frequentare l’università.Mi chiedo, però, ancora quanto dovrò aspettare per trovare quella ragazza che, nella mia mente, appare sempre più sbiadita, ormai una chiazza di colore che somiglia sempre più ad una rosa appassita.