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Una volta, l’immaginazione segnava la vita delle persone.Mi ricordo, per esempio, quando giocavo ad Ultima Online, ormai quasi dieci anni fa.Ricordo il mondo di Sosaria, ricordo le vallate verdi e i territori inesplorati.Ricordo quel feeling incredibile che potei provare quando dissi per la prima volta “Guarda, ci sono delle altre persone nel gioco!!”.Non importa se queste persone uccidevano il personaggio ogni mezz’ora,ma poco importa.Ricordo come amavo gstirmi una mezz’oretta al giorno “vivendo” in quel mondo fatto di violenza, magia e grandezza.Ritagliarsi un’esistenza parallela pare una moda odierna, ma non è così.Ricordo che provavo fosse “giusto”, una sensazione che nessun videogioco per computer mi ha mai dato.Forse ciò nasce dalla voglia di fuggire il nostro mondo, specialmente in piena adolescenza, quando il mondo esterno ti sembra grigio , riesci a trovare in una manciata di pixel una ragione momentanea di vita.Si, quei pochi pixel rappresentavano in quel momento degli esseri viventi, dei mostri, delle magie.E in quel momento essi vivevano, immersi in una atmosfera degna.Dopo aver spento il computer, però, viveva quella tensione da ritorno, come se stessi lasciando il mio dovere, cioè VIVERE nel gioco.E’ la parte negativa della sensazione.

In tutta onestà, mi è piaciuto essere schiavo dell’immaginazione

Ciao signor x
come procede il lavoro?
io sto lavorando bene, tra qualche tempo ho avuto un esame, di tal cotta fatto sì che non ebbi la più pallida idea di avere una stralunata composizione poeticistica, un po’ poetica e un po’ pacifisticamente feticista.Ragion per cui ignobilmente cinghialai un chilo di simmenthal al mio coinquilino che ondeggiava come un fringuello su lidi tedeschi femmineamente sodi.Ragion indi per cui tremava tutta la casa.Inoltre, trovato uno stratagemma Freudiano-Battiatico, mi rifuggiai nell’antro oscuro della mente, ascoltando dark side of the moon dei pink floyd, sassofonisticamente pieno di se e di altre voglie paranormali.La nutella di notte ondeggiava carinamente sulle note, i manderini non cinesi finivano, e la retina che li imprigionava si sentiva sempre di più orfana.Immediatamente arrivava la cozza del cervello, quell’esserino che canta se lo stimoli ed emette radiazioni, come quelle di 5 euro di pina colada del paradise in terr(onia) che quando le butti giù preghi che torni il prossimo agosto, e con esso i vari Alfonsi Signorini coi due moroni di corredo, le scorregge dei marungesi e le bestemmie dei Savoani, incluse le figure di mme dei Marundaniani, tre epiteti locativi che localizzano la localizzazione dello spazio pugliese.In quel frammento arrivò un bello scorcio di tramonto latean/orientano, precisamente sulla madonna di gallana, dove c’è quel bel cavalca via che cavalca l’aria e le emozioni di quella giornata.Sti cazzo di Pink Floyd non vogliono smettere di musicare,di deliziare le mie faringi uditive.Ridicolo che non li conoscessi, come quando invitai una perfetta sconosciuta conosciuta ad un bar bazar di bari, la allora presente RAGAZZA DI VICINO POTENZA tutti i diritti riservati.Quella che mi chiese come mai la portassi davanti al mare, con una palio vecchio tipo, nemmeno fosse una duna dei tempi autocappontantemente migliori.Ma si , ma si, non ti preoccupare, anche tu respiri, esattamente come fa quel pomodoro di mare sotto lo scoglio.No, non ti preoccupare, anche tu hai dei capelli biondi come li ha la raffaella carrà,e come lei non ti preoccupare che non si tromba,non ti preoccupare del pesce palla, non punge e ci vuole bene.Ricordati che il pesce palla adora tutti, anche quelli che al campo del piccolo marino vanno la sera a ciottolare al molo, al porto che tutti volevano fosse distrutto come lo era prima, e invece ci troviamo i locali che ti fanno la taglieggiatura sulle cacate perchè poi non hanno acqua, mentre i loro cessi dovrebbero essere pubblici e poi ricordi loro che l’estata 2007 le hai pagato uno stipendio sottoforma di rum e pera,anche quando venivano i vendemmiatori indiretti a chiederti la mano santa.Con la tal epistola spero di farmi sentire di nuovo ieri, avendo un immediato passato nel dopodomani che roboante introduce se stesso nel divenire di oggi , poco prima mezzogiorno.Con ogni augurio e senza troppe carestie di sorta, il fido scudiero Jetriano.

l'artelo sviluppo TK 101 di una pianta da bagno sotto gli occhi di un passante

Oggi ho visto una cosa che mi ha incuriosito, per strada.Ho visto un lungo filo rosso, che univa tante cose diverse: alcune auto dagli specchietti retrovisori, dei pali della luce, delle biciclette posteggiate, un albero, per finire legato , con un fiocco, ad un tombino.

Sono ore che mi chiedo chi ce l’abbia messo, perchè.

Sarà stato un messaggio? Sarà stato un bambino annoiato, o qualcuno che ha fatto uno scherzo?

Sono arrivato alla conclusione che quel filo fosse lì perchè io, come un altro, potessi passare di lì e guardarlo, percepire la sua presenza.

Forse è questa l’essenza della comunicazione: creare una cosa fine a se stessa, e non come mezzo per trasmettere dei pensieri.

Ma forse, è anche la prova di quel bisogno incessante, tipico dell’uomo contemporaneo, di voler lasciare un segno, anche uno stupidissimo segno su un palo di cemento.E’ la prova che noi siamo stati lì, la prova che, in quel brevissimo istante, noi siamo stati qualcosa.

Omnia transit, però.

Usually i’m depressed, especially in these dark, cold, hopeless winter months.Autumn means a lot for me.It has the effect of spring, in me.When I see the leaves falling to their beloved iced ground, I feel the opposite in me, like my heart was getting lighter leaf by leaf dropping. Then , when snow starts to fall, it means that a tombstone is going to fall over my feeling, freezing them until the next Autumn.

I’m feeling well today, because I realized I have a void inside of me.

I can fell I closed… it. It still exists in me but i’m not hurt anymore. It looks i’ve locked away all that harm, all that sorrow that was strangling me since this new year’s start.

I’m glad I can see inside of me

I’ve understood

Why you start to wonder there is only your head on the pillow

I’ve understood

Why you feel your skin rough and harsh, nobody is stroking you anymore

I’ve understood

Why you feel so alone, and cold, in you bed

I’ve understood

Why I feel this void in my chest, the inesorable feeling of having my own soul sucked out of me.

I’ve understood

What you meant to me.

I’ve not understood

Why you aren’t with me.

This was for a girl, just one girl

The feeling of the Cloud

I would like to be a Cloud
so I could roam the sky
and see the children playing loud
while floating freely high.

I wish to be a Cloud
so i could come to you
spotting you among the crowd
of people living without a clue.

I want to be a Cloud
so i could rain down to the ground
and to soak the ground freshly ploughed
and let the Earth’s scent in your nose sound

I will be a Cloud
eventually turning into snow
falling slowly , not aloud
to bring you of my love the glow

Arriva un tempo quando ci si accorge che l’adolescenza è veramente finita.E’ quel periodo in cui senti delle trasformazioni agire in te stesso, quel periodo in cui senti i primi dolori se cambia il tempo, per essere chiari.

E’ quel periodo in cui senti che il dolore ti circonda, il dolore degli altri.E nascondi il tuo, conscio di essere la persona più forte nel raggio di 30 cm dalla tua colonna vertebrale.Fuori dalla tua sfera piena di soddisfazione personale incominci a vedere un mondo grigio, il cui colore più luminoso assomiglia a quel particolare grigio che hanno gli scarti di lavorazione dei mattoni di cemento

Da bambino, ricordo, di aver atteso spasmodicamente, a dire il vero, il momento in cui sarei “diventato grande”, il momento in cui non avrei avuto più paura a rimanere solo a casa, il momento in cui mi sarei sicuramente sentito come uno Schwartzenegger qualunque, fiero, con la testa sulle spalle, diritto, che cammina senza avere paura di nessuno e altri.Ricordo anche come fosse così dolce aspettare, vedere quelli più grandi di me (ora li definirei più vecchi di me) che avevano la loro vita, andavano in quella misteriosa Scuola Superiore, nemmeno fosse stata una scuola di reclute per la Cia.

E ricordo, soprattutto, come mi sembrasse futile pensare ad una ragazza.Vedevo i ragazzi, i grandi, li voglio definire ora, uscire con queste ragazze, coccolarsi, baciarsi, e semplicemente passare la serata seduti su una panchina del Viale (si, permettetemi la V maiuscola).Per me, queste ragazze non mi sembravano altro che come degli amici,come delle sorelle, pensavo (poichè da grande avrei SICURAMENTE avuto una ragazza) che sarebbe arrivato il mio tempo, che semplicemente era una cosa che arrivava, come arrivano i diciotto anni.

E intanto crescevo.Ero entrato nella primissima adolescenza, sai, attorno ai 13 anni.A quell’età si dovrebbero fare tante cazzate.Io non ne facevo alcuna.Forse è stato quello il mio errore.Studiavo, studiavo, ore e ore al giorno, perchè sarebbe servito per il futuro (come no).E fuori dalla finestra, il tempo scorreva molto più velocemente che nella mia stanza.Osservavo i miei coetanei sfrecciare sugli scooter (all’epoca era il boom degli F 10, non aggiungo dettagli per non fare troppa pubblicità, chi li conosce capirà – c’erano anche gli ultimi Ciao, Si, Califfo e Califfone vari), prima da soli, poi in branchi, poi da soli di nuovo, ma con un passeggero che molto spesso portava i capelli lunghi, trucco e fondotinta.E di sesso femminile, specifichiamo.E io continuavo a studiare Dante…

Arrivò un periodo, all’improvviso.Un periodo in cui le ombre cominciavano ad affollarsi nella mia mente, a farsi pensieri che , come spettri dananti per l’eternità, si attorcigliavano attorno a certezze consolidate e a sicurezze dogmatiche, e urlavano la loro presenza.Qualcosa non funzionava.Vedevo come nella mia mente una figura umana, femminile, ma come si può vedere una figura all’infrarosso, dai contorni per niente definiti,però una ragazza, un donna ( anche se mi sembra ridicolo definirla così, a quell’età.Ancor ora a 24 anni faccio fatica a farlo…)

Essa era lì, non scappava.Però sentivo il suo richiamo, la sua voglia di assumere una forma e un contorno ben definito, anzi univoco, un’immagine che fosse un’istantanea di una sola ragazza, di quella ragazza lì. Il lettore attento (o semplicemente quello che ha sbadigliato al massimo due volte)si starà chiedendo sicuramente se il sottoscritto non ha mai avuto una ragazza.Mi dispiace avervi rovinato il piano perfetto di giudizio che avete in mente, ma ne ho avute.

C’è qualcosa chiamato amore, da qualche parte. Io l’ho sempre cercato, non sempre trovato.A 24 anni è lecito farsi domande se tutti i piani dell’adolescenza si siano realizzati.Posso dire di poter camminare sicuro di me per strada, di avere la patente, il diploma di agente segreto della Cia, di frequentare l’università.Mi chiedo, però, ancora quanto dovrò aspettare per trovare quella ragazza che, nella mia mente, appare sempre più sbiadita, ormai una chiazza di colore che somiglia sempre più ad una rosa appassita.